mercoledì 10 settembre 2014

Black holes

Diversi anni fa Cino, un amico corallaro, durante un'immersione d'allenamento notò sul fondale una piccola apertura, incuriosito si avvicinò e gli fù immediatamente evidente che altro non era che la bocca d'accesso di un profondo pozzo.
Il giorno successivo lo andai a trovare sulla sua barca ormeggiata al porto e dopo avermi raccontato della "porta per l'inferno"(esagerato..) mi promise di portarmi sul luogo.
L'anno successivo, all'inizio della stagione della pesca del corallo, mantenne la sua promessa.
Durante la navigazione, vista la distanza dalla costa, pensavo al perchè della presenza di un pozzo in quel tratto di mare, mah! Sarà veramente un pozzo?
Ci tuffiamo e ci accordiamo su un tempo di fondo non troppo lungo anche se la profondità non è eccessiva, circa 60 metri, un'ispezione veloce per vedere se c'è qualcosa da....vedere.
Durante la discesa cercavo di localizzare l'ingresso ma non vedevo niente che mi facesse pensare ad un buco; nuotiamo per pochi decine di metri in prossimità del fondo quando Cino mi indica qualcosa, una "collana" di aragoste di taglia considerevole sotto uno sperone di roccia proteso sulla sabbia; si vabbè, magari al ritorno ci facciamo un pensierino.. proseguo per la mia strada ma mi sento strattonare, Cino insiste ad andare lì a vedere. Non avevo capito che il buco fosse lì sotto le aragoste, c'era per davvero.
Un rapido scambio di gesti e sono dentro, solo qualche minuto, per rendermi conto se ci dovrò tornare.
Superato lo stacco dalla luce naturale a quello delle torce mi rendo conto che il posto merita veramente, sotto di me il nero assoluto insondabile dalla mia luce, sopra un soffitto di corallo incredibile.
Continuo a scendere di qualche metro e la parete alla mia sinistra diventa sfuggente fino a scomparire nel nero, fisso la sagola, taglio e esco alla luce del sole. Nel frattempo l'amico lì fuori aveva provveduto a procurare il condimento per gli spaghetti.
Una volta a bordo, dopo aver raccontato quello che avevo visto Cino, scuotendo la testa, si domandava cosa ci fosse di bello in un buco nero e fondo, a parte il corallo.
Sono passati diversi anni e i "black holes"( così abbiamo deciso di chiamarli..) a seguito di ricerche nei pressi del primo, sono diventati tre; due distanti qualche decina di metri e l'ultimo, il più profondo, a circa duecento metri dagli altri due.

breve descrizione del b.h. n°1

La cavità si apre a circa cinquecento metri dal promontorio di Capo Caccia su un fondale misto di roccia e sabbia a 56 metri di profondità.
Il pozzo in questione, posto sotto uno sperone di roccia, ha un ingresso a mezzaluna ampio circa 2x3 metri, in prossimità di questo parte una breve diramazione in direzione Est che presenta alcuni stretti passaggi e chiude in fessura dieci metri più in basso. Procedendo all'interno dell'ambiente principale s'incontra una grossa colonia di corallo rosso(corallium rubrum) che occupa quasi tutta la superficie del tratto di tetto fortemente inclinato della grotta, un enorme grongo occupa una larga fessura che si incontra subito dopo.
La sala sottostante, si presenta di forma irregolare con il fondo invaso dalla sabbia e raggiunge la profondità massima di -73 metri; da qui si sviluppa una diramazione che, probabilmente, è in comunicazione attraverso strette fessure impercorribili con quella presente in prossimità dell'ingresso.
Proseguendo dalla parte opposta si giunge a quello che per un pò di tempo ho considerato come la parte terminale della cavità, durante un'immersione alla ricerca di altre diramazioni ho percorso uno stretto passaggio verticale e esplorato un altro tratto costituito da due rami spogli e ricoperti da grossi depositi di materiale di disgregazione finissimo che riduce, da subito, la visibiltà prossima allo zero. il primo termina dopo un percorso in piano di circa venti metri, il secondo si dirige verso il basso chiudendo a -80 metri.

sabato 16 agosto 2014

Ressorgiment del "Vermell" (Risorgenza del "Rosso")

Il primo tratto della costa a Nord di Alghero, subito dopo Fertilia, è chiamata "Lo Vermell"( Il Rosso, in algherese..), sono presenti diverse risorgenze di acqua dolce che fuoriescono dalle numerose fessure tra gli scogli; l'acqua piovana viene inghiottita da piccoli pozzi presenti nelle colline vicine e, soprattutto, da quelli situati nella vicina pineta dell'Arenosu. Qui è presente un grosso pozzo utilizzato anticamente per l'approvvigionamento idrico e "riportato alla luce"da noi
dopo averlo svuotato da tonnellate di rifiuti( tra cui una Fiat 126..)che oltre a riempirlo lo coprivano completamente. Ma questa è un'altra storia.
D'inverno, a seguito di forti piogge, l'acqua che fuoriesce da queste piccole sorgenti è satura della terra raccolta lungo il tragitto a tal punto da colorare un ampio tratto di mare antistante la scogliera; da qui il nome "Vermell".
A onor del vero l'evento era ricorrente tanti anni fa, oggi, probabilmente a causa di eventi naturali come crolli o per l'intervento umano con costruzioni, strade, lavori per condutture idriche etc., si verifica raramente e in maniera decisamente meno evidente.
Le risorgenze sopracitate sono di ridottissime dimensioni, impercorribili per l'uomo, tranne una.
Nel 1996 iniziammo una ricerca sistematica nel tratto di costa interessato ma trovammo solo rigagnoli che fuoriuscivano da spacchi larghi come una mano che non giustificavano l'apporto massiccio di fango; anche l'utilizzo di una costosissima ( ora la compri con venti euro..) microtelecamera ci confermò che quei passaggi non erano praticabili neanche dopo eventuali
disostruzioni.
Successivamente siamo tornati sul posto e abbiamo dato un'occhiata alle doline presenti nell'immediato entroterra e dopo aver ripulito la base di un grosso cespuglio ecco...il buco.
Non che ci aspettassimo chissachè ma la cavità somiglia più ad una fogna che a una grotta, acqua marrone in una sorta di grossa pozzanghera e un paio di toponi come inquilini dei, seppur brevi, stretti passaggi che conducono all'acqua.
Ora che l'abbiamo trovata mica la possiamo lasciare così, quindi iniziamo le immersioni.
Appena sotto il pelo dell'acqua procedo a tastoni per un breve tratto, circa 10 metri, frazionando la sagola ad ogni bracciata su delle grosse pietre presenti sul fondo; in maniera repentina la visibilità torna buona anche se a causa delle bolle che sbattono contro il vicinissimo soffitto
riprecipita dopo un pò a meno di un metro.
Guardandomi attorno noto diversi cunicoletti e il muro di fango appena attraversato; si presenta subito un problemino, la consistenza della roccia fa decisamente schifo, gli appigli per frazionare ci sono ma praticamente è come legare la sagola allo zucchero filato.
Comunque opto per il cunicolo più stretto ma con delle pietre che intravedo sul fondo fangoso, e lo percorro svolgendo in tutto circa 40 metri di sagola prendendo due delle diverse diramazioni incontrate nel tragitto, una destra e una sinistra. Il tutto alla profondità massima di 4 metri.
Torno indietro nel buio totale.
Nell'immersione successiva porto con me sette pezzi di trafila di ferro da 30cm e il martello e mi dirigo verso il cunicolo visto la volta prima lasciando perdere quello già sagolato.
Utilizzo i pezzi di trafila e qualche pietra per frazionare con l'intenzione di rilevare al ritorno ma, visto il casino che ho fatto smartellando qua e là, sarà difficile.

Dopo qualche decina di metri attraversando un bivio vedo la sagola posizionata l'immersione precedente nell'altro cunicolo, stò girando in tondo quindi collego le sagole e approfitto per rilevare l'altro cunicolo che essendo stato percorso la settimana precedente ora ha un'ottima visibilità.
Nelle settimane successive si esegue il rilievo delle varie piccole condotte e un breve sondaggio di una condotta promettente in direzione Nord che successivamente porterà ad un bivio con ulteriori diramazioni esplorate e topografate negli anni successivi. Lo sviluppo complessivo è di poco superiore ai 200 metri.
Da tempo abbiamo interrotto l'esplorazioni di questa risorgenza per raggiunti (e oltrepassati) limiti di sicurezza, a seguito di un piccolo crollo in una cavità attigua abbiamo pensato che poteva bastare così. E ci abbiamo visto giusto, dopo qualche mese ha ceduto una parte dell'ingresso e per sicurezza la forestale ha recintato tutto diffidandoci dal fare immersioni.
Chissà se ha diffidato anche l'albergo che ci ha fatto sopra un parcheggio..recintato.

martedì 10 giugno 2014

Grotta Verde: ramo “Cino Sacco”



La parola fine alle esplorazioni all’interno dei laghi della bellissima cavità in territorio di Alghero è stata posta qualche tempo fa con la realizzazione video a conclusione di anni d’immersioni effettuate, l’interesse per “l’acqua nascosta” di questa grotta e i suoi angoli più reconditi ha tarlato il cervello al sottoscritto e rotto le scatole a chi si è prodigato per dare una mano nel trasporto dei materiali e permettere di portare avanti le esplorazioni con il solo conforto di essere stato d’aiuto, vedere un rilievo, un video o assistere al racconto di chi, più fortunato, narrava di colonne spettacolari, massi ballerini e nuvole di fango.
Un mondo sconosciuto, almeno direttamente, che per molti rimarrà tale; emozioni che una foto o un filmato possono solo far immaginare.

Una domenica come tante….

Di buon’ora ci ritroviamo al solito posto per una robusta colazione e definire gli ultimi dettagli sul da farsi, la squadra è sempre la stessa( Massimo, Cristian, Betta, Ferruccio e gli altri del GEA) alla quale si è aggiunto qualche altro volontario e un cameraman di una televisione locale.
Si parte alla volta di Capo Caccia.
Durante il tragitto c’è qualcuno che, avendo fatto tardi la sera prima, tenta di estorcere informazioni riguardo il peso degli zaini e chiede un occhio di riguardo, e, ovviamente, non viene accontentato;
Giunti nel parcheggio che domina il golfo di Porto Conte, piccolo briefing per i posti da occupare per fare il passamano; percorriamo la scalinata che porta al cancello che chiude la grotta.
Il vecchio percorso interno realizzato negli anni ’60 ci agevola di molto la percorrenza grazie a quello che rimane dei gradini fino al gigantesco colonnato principale, da qui in poi si passa sui massi scivolosi, pietrame e brevi tratti da fare a carponi fino alla breve disarrampicata che ci porta all’imboccatura del pozzo da affrontare con l’ausilio delle corde. Tutto sommato un tragitto poco impegnativo.
Mentre Raimondo effettua le riprese degli scorci più suggestivi nella parte iniziale della grotta i portatori organizzano una catena per il passaggio delle attrezzature.
L’accesso del tratto sommerso è situato alla base di un pozzo, le cui pareti sono costituite per la maggior parte da pietre e piccoli massi molto instabili, posto nella parte conclusiva denominata del “lago di destra” proprio perché alla base del pozzo si trova un piccolo lago.
Negli anni passati ad esplorare questa parte della grotta abbiamo realizzato una piccola pedana, una comodità irrinunciabile per lavorare con tranquillità, costituita da un pianale metallico sostenuto da tubi che ha pensato bene di cedere durante la vestizione trascinandomi in acqua con parte dell’attrezzatura ancora da assemblare, telecamera compresa (per fortuna già dentro lo scafandro)…
Recuperato il materiale e accertato che non si fosse danneggiato nulla perdo un po’ di tempo a ripristinare la corda utilizzata per gestire le bombole decompressive, che, essendo fissata alla pedana, si era incattivita nel groviglio di tubi andati a fondo.
Cominciamo bene.
Visto il tempo perso, e un discreto dolore al gomito, decido di ridurre l’immersione ad una puntata veloce per recuperare delle ossa e alcuni denti umani rinvenuti nell’immersione precedente.
Il video passa in secondo piano, filmo quello che posso eventualmente si torna. Forse.
Mi immergo nel laghetto che ha il fondo a circa 10 m invaso dai massi, a -6 m si trova una bassa fessura che, attraverso alcune esili colonnine, immette nella prima grande sala lunga circa cinquanta metri; il soffitto è molto concrezionato e fortemente inclinato sulla sinistra, sempre nella parte sinistra si trovano diverse colonne e grosse concrezioni a pera, sul fondo quello che rimane di un’imponente frana: numerosi massi ricoperti di finissimo limo.
Sul lato destro della sala a circa 20m dal passaggio iniziale si apre un breve cunicolo senza prosecuzioni; proseguendo lungo l’asse principale si notano diverse concrezioni eccentriche, molto lunghe e, oltre ai segni di paleo-livelli marini, numerose concrezioni associate ad essi.
Oltrepassando una grossa stalagmite si incontra un piccolo ambiente senza prosecuzioni; lasciando sulla destra la stalagmite si passa da un’apertura di circa 3m per 3m e si risale di qualche metro fino ad un soffitto riccamente concrezionato senza prosecuzioni.
Nel pavimento, a - 40m, uno stretto passaggio  opportunamente allargato (il minimo indispensabile..) nelle precedenti immersioni, dà accesso ad un livello inferiore della cavità.
Perdo un po’ di tempo a contorcere i bracci dei fari della telecamera che non vuole saperne di passare, la attacco con un moschettone alla sagola e la lascio scivolare oltre il passaggio, ora tocca a me : mi libero delle bombole relais e le fisso ad una colonnina dove ho frazionato la sagola, sgancio le bombole dai fianchi e striscio, con un pò di difficoltà, “fino fino” oltre la fessura; mi rigiro recupero il bombolame e proseguo. 
Un ampio tratto in direzione NE, senza prosecuzioni, presenta sul fondo grossi lastroni squadrati, probabilmente ciò che resta di un antico pavimento, e diverse colonne sottili e ricoperte di limo; continuo ritornando in direzione della sala principale e attraversando un stretto e fangoso cunicolo accedo ad un grande ambiente collegato, probabilmente, alla sala soprastante attraverso un passaggio ostruito da massi, decisamente poco stabili…
A questo punto si può proseguire seguendo un terrazzamento sulla destra che prosegue all’interno di una galleria lunga circa 40m, io mi dirigo verso il basso seguendo la frana e arrivando sul fondo nella parte più profonda della grotta a -70m, filmo un pochino e cerco di prendere una porzione di cranio animale ma si dissolve al solo contatto, prelevo alcuni frammenti di mascella umana con alcuni denti, vedremo se riusciremo a far fare una datazione . La disposizione sparpagliata dei pochi resti visibili fa pensare che siano stati trasportati dalla porzione superiore della cavità attraverso i movimenti di frana. Qui l’ambiente non è dei più invitanti visto il caos di massi incombente, il fango che precipita da tutte le parti; le poche concrezioni non migliorano certo la situazione.
Proseguendo oltre la frana e percorrendo uno stretto camino ci si ricollega alla galleria soprastante.
E’ arrivato il momento di ritornare e cercare di filmare qualcosa nella sala iniziale per soddisfare la curiosità di chi si è spezzato la schiena portando gli zaini.
Purtroppo la cavità non presenta prosecuzioni, la frana terminale potrebbe nascondere qualche passaggio ma è assolutamente impraticabile vista la mole di fango che la ricopre, durante le numerose immersioni abbiamo saggiato qualche stretto pertugio tra i massi ma abbiamo desistito subito grazie a piccole frane di fango e pietrisco.
Qui il video

mercoledì 14 maggio 2014

Grotta dei Fantasmi (Gruta dels Fantasmes)







Finalmente una bella giornata.
Il tempo si è rimesso e dopo estenuanti rinvii ci concede di andare in acqua, bene, quale migliore occasione per mettere a punto macchina fotografica e flash in vista di un'immersione più impegnativa nelle viscere della Grotta Verde. Viste la dimensioni degli ambienti che andrò a documentare voglio fare qualche prova con i flash più l'utilizzo di un faro da 150watt che gestirà Betta.
Le dimensioni del pacco batterie del faro non sono proprio tascabili quindi quest'uscita servirà anche a Betta per configurarsi al meglio e far si che il "bambino" non le crei problemi successivamente.
Dopo aver cercato invano un barcaiolo che ci aspettasse sul gommone a crogiolarsi al sole di questa splendida giornata finalmente abbiamo la disponibilità di Caterina che si "sacrificherà" per la causa.
Dal momento che la costa di Alghero ci permette di scegliere optiamo per la Grotta dei Fantasmi, dotata di ambienti spettacolari e, visto che l'acqua all'esterno è molto torbida le sue caratteristiche da vera "speleo" ci consentiranno di avere acqua limpida comunque.
A parte qualche goccia dentro la custodia della macchina (ora risolto) e una lampada che non ne voleva sapere l'immersione è stata ovviamente godibile e fruttuosa, un'ora e un quarto di foto,passaggi e divertimento.
Finiamo l'immersione scansando un pò di meduse e arriviamo al gommone sul quale ci aspetta Caterina in versione "brasiliana"che ci strappa letteralmente i bibombola di dosso.Betta è stata professionale e paziente come sempre ed è pronta per il tuffo più impegnativo, il faro penso lo lasceremo a casa, meglio un terzo flash.
breve descrizione della grotta

la cavità è situata a circa 9 metri di profondità, pressapoco al centro della parete rivolta a E del promontorio di Punta Giglio.L'accesso è costituito da due aperture una a -7 m l'altra a -9 m. Ambedue permettono l'accesso allo stesso ambiente, con fondo di roccia e sabbia, che costituisce una sorta di precamera della grotta; si sale in verticale superando un diaframma di roccia e dopo pochi metri ci si trova davanti una fessura che prosegue per circa 10 metri in orizzontale finendo in un piccolo slargo con una bolla d'aria.
Poco prima si nota sulla sinistra un'apertura che porta in uno stretto cunicolo; percorsi 8metri circa all'interno di questo, e dopo una curva a sinistra, si accede nel cuore della cavità attraverso una piccola sala comunicante con la precamera vista prima attraverso brevi by-pass e uno stretto cunicolo posto sul fondo a circa 8 metri di profondità.Immediatamente si notal'andamento in leggera salita, i vari diaframmi, i mille passaggi e le fenditure che tormentano il calcare bianchissimo della grotta.Si notano numerosi depositi argillosi prevalentemente lungo il perimetro, anche la sabbia è presente soprattutto nei pozzetti nella parte terminale della cavità. Si procede seguendo il fondo inclinato che, nella parte terminale della cavità culmina con un ambiente subaereo molto concrezionato. Da qui si accede ad una piccola camera più in basso. Ritornati al di sotto della parte subaerea si percorrono due rami : quello di sinistra porta ad una saletta con un piccolo ambiente subaereo stavolta privo di concrezioni; il ramo a destra prosegue per circa 20 metri per poi sbucare nella sala principale. Lungo il tragitto si possono osservare anche due piccoli pozzi, senza una prosecuzione praticabile e un altro ambiente verticale concrezionato.

Guarda il video 

giovedì 24 aprile 2014

Grotta delle Antenne (Gruta de Les Antennes)

La cavità in questione ha "inaugurato" la nostra attività esplorativa a Nord di Capo Caccia che iniziò alla fine degli anni '90. La sua scoperta aveva non poco galvanizzato il sottoscritto anche se le difficoltà operative che presenta l'accesso hanno messo a dura prova le mie coronarie e quelle di chi, successivamente, mi aiutò a terminare il rilievo, Silvano Tolli. Questi, nonostante le umane perplessità iniziali riguardo le dimensioni del pozzetto (non riusciva a credere di poter passare di lì..) si è confermato l'ottimo compagno d'immersione di sempre.

Silvano non aveva tutti i torti, il pozzetto d'ingresso è veramente stretto con un'ulteriore protuberanza, di pochissimi cm, a circa metà percorso che sembra messa lì apposta per farti pensare che non ci sarà una prossima volta. Questo fa si che l'unico sistema per entrare è: calare nel pozzo tutta l'attrezzatura necessaria per l'esplorazione più un ulteriore bombola da utilizzare solo per vestirsi, dopodichè s'inizia a scendere tenendo un braccio alzato sulla testa con in mano un bombolino da utilizzare solo per percorrere il pozzo. Il tutto si complica quando si è in più d'uno a dover fare l'esplorazione.
Un aiuto non indifferente è dato da un narghilè da posizionare all'imboccatura del pertugio ma, natualmente, deve essere gestito da qualcuno( in dieci immersioni è capitato una sola volta) che rimane lì a filarlo e recuperarlo a dovere, sennò l'impiccagione è assicurata.
Questo compito è stato svolto egregiamente da Enrica Treguez, anche lei tosta speleosub di scuola francese e compagna di Silvano, che ha avuto la pazienza di aspettarci ( con l'aiuto di un fumetto formato magnum) un bel pò da sola e al freddo. La francesina ha vacillato solo quando Silvano si è incastrato e ha impiegato circa 10 minuti per sfuggire alla presa della protuberanza bastarda menzionata prima per poi saltare fuori battendo l'indice sulla tempia e producendosi nell'eloquente gesto di mandarmi a quel paese.

Durante un immersione fatta nei giorni successivi dedicata all'esplorazione di un tratto ascendente la grotta ci ha regalato una pioggia di pietre e fango venuta giù da un camino posto nella parte terminale, un modo come un altro per suggerirmi che la grotta era finita; evento che, per fortuna, ha avuto come conseguenza solo un bello spavento e immediata ritirata "strategica".
Sulla via del ritorno ho potuto constatare che nella "Sala dei Nani", a circa metà grotta, la spaccatura intasata da pietre che attraversa la volta si è rivelata molto instabile, molto pericolosa.
Anche il laminatoio iniziale, prima del pozzo d'ingresso, dice la sua infatti risente in maniera incredibile del moto ondoso e grazie a una fenditura l'onda di ritorno subisce un'accelerazione che mette il subacqueo in una situazione tanto "fantozziana" quanto pericolosa, sbattendolo da tutte le parti insieme a bombole e ammenicoli vari.
La grotta è molto bella e selettiva oltre che un'eccezione per quel tratto di costa algherese e non solo, anche se oggettivamente molto pericolosa per i passaggi e sopratutto l'instabilità.
Una breve descrizione



Ci s’infila in un basso passaggio (80 cm) e si percorre con difficoltà una sorta di "laminatoio" per una decina di metri, una lunga fessura sovrasta una conca perfettamente liscia, sul fondo di questa si trova l'apertura che da accesso alla grotta. Il primo tratto è rappresentato da un pozzo perfettamente circolare di 70 cm di diametro lievemente inclinato che, dopo 3,50 metri, immette nella galleria sottostante di dimensioni decisamente più generose, alla profondità massima di -18 metri, nel primo tratto si rileva sul fondo la presenza di ciottoli prima e sabbia poi.
Si percorrono circa 70 metri toccando la profondità di -24 metri per risalire a -18m e quindi arrivare alla "Sala dei nani" il cui fondo è ricoperto da limo finissimo da cui affiorano alcuni denti calcarei.
La sala, larga 10 metri ed alta tre, è divisa da uno spesso diaframma verticale e presenta due diramazioni, la prima, dopo alcune decine di metri di percorso fangosissimo, termina con una fessura impraticabile. La seconda diramazione, in principio fangosa, raggiunge i -26 m e si divide: un cunicolo secondario, largo un metro e mezzo, risale sino a -21m per poi chiudere inesorabilmente, il ramo principale procede con una galleria inclinata che riacquista dimensioni ragionevoli e che, dopo un breve tratto, piega a destra dando accesso ad una sala, sottostante, a -37 invasa dal fango.
L'ambiente è lungo 22 metri e largo, nel suo punto massimo, 15 metri; superate con difficoltà alcune lame si percorre un cunicolo inclinato e, dopo un secco gradino, ci si trova all'interno di una saletta di 10x10 metri circa a 42 metri di profondità, caratterizzata da alcuni by-pass, da qui, percorrendo un piccolo camino sulla destra si ritorna alla sala soprastante. Proseguendo oltre la sala si accede ad una galleria in leggera salita, che dopo qualche decina di metri di percorso, piega decisamente verso l'alto, si arriva, in prossimità di alcuni blocchi, alla base di un grosso camino letteralmente tappato da massi, pietrisco e fango che iniziano a franare non appena vengono a contatto con le bolle dell'erogatore. Si ritorna indietro con visibilità zero.

domenica 20 aprile 2014

- GROTTA VERDE (Gruta de Sant Elm).



L’ingresso della Grotta Verde è situato sul lato Est di Capo Caccia ad un’altezza di circa 90 metri sul livello del mare, è molto ampio, misurando circa 50 metri in larghezza e 15 in altezza, ha forma di ellissi allungata e inclinata verso il basso in direzione Nord .
La discesa alla grotta è semplice grazie ad una scalinata costruita qualche decina di anni fa, che a partire dalla strada soprastante, conduce sino ad un cancello che impedisce l’ingresso ai visitatori a causa del vincolo archeologico e d’inagibilità che incombe sulla cavità. Anticamente vi si accedeva o dall’alto attraverso un sentiero o arrampicandosi partendo dalla spiaggetta che insiste al di sotto dell’imboccatura.

La Grotta dell’Altare ( di Sant’ Elmo) o Grotta Verde, sin dal secolo scorso fu oggetto di esplorazioni scientifiche; già il La Marmora vi entrò nella speranza di trovare un collegamento con la Grotta di Nettuno. La vicinanza di quest’ultima ha sempre alimentato leggende di collegamenti esistenti con la “sorella minore”, parliamo di leggende perché qualcuno giurava di essere passato diverse volte da una grotta all’altra.
Nel 1975 il Grup Espeleologic Algueres completò l’esplorazione del laghetto e di una parte del successivo salone semisommerso eseguendo il rilievo e recuperando materiale archeologico di estremo interesse.
Nell’Agosto del 1979, su incarico della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, il Centro Sperimentale di Archeologia sottomarina con l’ausilio dei volontari del GEA, eseguì uno scavo archeologico subacqueo nel laghetto cosiddetto “dei graffiti”(Lago Terminale). Vennero allestiti un campo base all’imboccatura della grotta e due piattaforme di lavoro sopra il laghetto; venne anche approntata una stazione di ricarica bombole e un impianto di illuminazione efficiente.
L’esito degli scavi permise di determinare che nel Neolitico Antico e Medio questa porzione di grotta venne utilizzata per le sepolture all’interno delle nicchie presenti, e inoltre di inquadrare la cultura della Grotta Verde nella seconda metà del quinto millennio a.C.
Qualche anno più tardi la cavità fu ripulita dal materiale utilizzato per lo scavo archeologico con l’aiuto dei gruppi della Federazione Speleologica Sarda.

Esplorazione Lago Terminale. http://www.youtube.com/watch?v=npXDL2cpdTk
L’attività del GEA all’interno del Lago Terminale è stata incentrata sul completamento del rilievo, esplorazione delle porzioni di grotta parzialmente conosciute(Speleologia Sarda - anno IV n°3, 1975) e quindi eventuali collegamenti, il campionamento di speleotemi e acqua e alla realizzazione di un video.
L’ingresso alla parte sommersa si effettua da un piccolo lago di acqua cristallina che ha una temperatura di circa 13 gradi; il fondo di questo, dopo un primo tratto in piano, scende verticale
fino alla profondità di – 9 metri. Dove si trova un basso passaggio che dà accesso a quella che è l’anticamera di un ampio salone. Proseguendo in direzione S s’incontra sulla sinistra un’ enorme formazione a pera, poco più avanti sulla destra una colonna unisce il fondo fangoso alla parte terminale del soffitto inclinato, qui si fonde con una grande colata bianchissima dove sono molto evidenti alcune spesse linee scure testimoni di antichi livelli marini.
A questo punto il salone si apre in tutta la sua grandezza, 40 metri di lunghezza, 20 di larghezza, 26 d’altezza più 13 metri oltre la superficie del lago soprastante ora ben visibile; il tutto ricchissimo di concrezioni.
Procedendo verso la parete di SE si nota una bella colonna che attraversa quasi tutta la verticale della sala; seguendo la parete e dopo aver attraversato uno spesso strato di acqua dolce, si emerge in un ambiente subaereo molto concrezionato lungo, alla base, 26 metri e largo poco meno di 8. Il soffitto è 13 metri più in alto; da qui e dalle pareti inclinate pendono numerose stalattiti, anche molto grandi, alcune di esse affondano oltre la superficie del lago sottostante per oltre due metri.
Ma la sorpresa più curiosa è costituita da un esilissimo “spaghetto” che scende dalla sommità del soffitto fino a pochi centimetri al di sopra dello specchio acqueo. Lungo il perimetro del lago si nota un basso passaggio di poco sotto il pelo dell’acqua, questo, durante la bassa marea diventa un gradino scivoloso e faticoso da superare; da qui si accede ad un ramo laterale composto da un cunicolo lungo quaranta metri con profondità massima di 9 metri, intervallato da qualche piccola sala con il pavimento crollato e costellata di colonnine e vaschette bianchissime, culmina in una fratturina impercorribile vicino alla superficie.
Ripercorrendo verso il basso la parete SE ci ritroviamo nella parte terminale del salone sommerso poco più avanti si trova un’alta stalagmite che funge da perno per la sagola al centro di una sorta di ampio bivio, a sinistra c’è la prosecuzione del salone appena percorso e a destra la parte più profonda della grotta.
La prosecuzione a sinistra, come altre parti della cavità, ha il fondo ingombrato da grandi lastroni ricoperti da uno spesso strato di limo, il soffitto è inclinato e caratterizzato da formazioni calcitiche di forma globulare e a “pannocchia” molto belle; percorsi circa 25 metri l’ampio passaggio si restringe riducendosi a un buco di 1x 1.5 metri che porta, dopo una svolta destra di 90°, ad un tratto ascendente, invaso da una frana, che culmina in una piccola bolla d’aria.
Si ritorna nei pressi della grossa stalagmite e si procede ora verso la parte fonda, anche qui i massi di frana sono dappertutto ma più piccoli di quelli visti precedentemente, dopo circa 30 metri si arriva in una saletta inclinata di 10x10 metri nella cui parte terminale è presente una stretta frattura orizzontale ci si ferma, tra il fango in sospensione, su alcuni massi a – 41; spostandosi di qualche metro sulla destra lungo quest’ultimi si può accedere, con un po’ di fatica, ad un breve tratto quasi verticale che chiude definitivamente a – 52 metri.

sabato 19 aprile 2014

Grotta di Nereo

La cavità è situata a Nord del golfo di Alghero; doppiato Capo Caccia si procede per circa 200m e proprio sotto quella che è chiamata P.ta dell’asino si aprono alcuni dei numerosi ingressi della grotta.
Scoperta nel ’57 da Musu e Solaini, due subacquei locali, è stata resa famosa da Falco e Novelli per il gran numero di colonie di corallo rosso (Corallium rubrum) scoperte e immediatamente asportate dai due sub negli anni ’60, leggende locali narrano di “quintali” d'oro rosso martellato via dalle pareti, sia vivo sia fossile; ancora oggi si possono notare numerosi frammenti sul fondo del tunnel principale. Qualche altra colonia di questo di celenterato sopravvive ancora occultata da passaggi quasi impercorribili, ma se ne può osservare agevolmente una in una nicchia nei pressi di uno degli ingressi che si apre verso sud. Successive esplorazioni da parte degli speleosub del Grup Espeleològic Alguerès, sia subacquee sia subaeree (all’interno dei sifoni), hanno portato lo sviluppo totale della cavità a oltre 400 metri. La sua ampiezza unita alla spettacolarità degli scorci che si godono all’interno, fa sì che questa grotta sia meta di centinaia di subacquei che, durante la stagione estiva, vengono accompagnati dai centri d’immersione disseminati lungo la costa algherese.
Considerate le enormi dimensioni di questa meraviglia sostanzialmente gli ingressi principali sono tre: uno si apre verso Sud poco prima di P.ta dell’asino ad una quota che varia dai –20 ai –7 metri con larghezze nell’ordine dei 14/18 metri; l’altro sbocca verso Ovest ,nella caletta formata dalla punta suddetta, ad una profondità che varia da –15 a –8 metri e largo 13metri; l’ultimo, ma non certo meno imponente, si trova nella cala successiva denominata “del Sommergibile”, è di forma ellittica ed è l’accesso profondo alla grotta; posto a –31 m ha un’altezza di 5 metri per13 metri di larghezza, una vera e propria “bocca” che si apre ai piedi della falesia che qualche decina di metri più avanti forma uno spettacolare canyon con lo scoglio del “Sommergibile”.
Si procede verso l’interno accedendo dal portale Ovest situato all’interno della Cala dell’asino, massi ciclopici rendono l’ingresso decisamente suggestivo oltre ad ospitare numerose specie di pesci come saraghi (Diplodus puntazzo ,Diplodus vulgaris e Diplodus sargus), corvine (Sciaena umbra),grossi scorfani (Scorpena porcus) e murene (Muraena helena)
Appena entrati, lo stacco che dalla luce porta alla penombra illuminata dalla torcia subacquea, ritarda di qualche secondo la sorpresa di trovarsi in un ambiente enorme (25x20x15m), dal fondo cosparso di massi e ciottoli; da qui ci si dirige verso destra in direzione della luce che penetra dall’entrata Sud ora visibile. Si percorrono circa 20 metri all’interno di un ampio tunnel lungo 35 metri diviso in due da un diaframma di roccia per circa la metà della sua lunghezza, poi si procede in verticale attraverso un ampio passaggio che porta nella parte superiore del condotto per giungere ad una grande finestra da cui stare affacciati e godere dello spettacolo di grossi pesci come dentici (Dentex dentex) e cernie (Epinephelus marginatus) che nuotano pigramente al di sotto dell' “osservatorio”. Ci si lascia scivolare verso il fondo e sulla sinistra si può osservare una nicchia con una bella colonia di corallo rosso. Rientrati all’interno della cavità attraverso alcuni tunnel secondari, e ritornati nella sala principale, guardando verso Est si notano delle aperture sulla sinistra: una a –12 metri l’altra a –16, si tratta di due passaggi che portano alla parte profonda della grotta. Si procede verso Est all’interno di quello che è il condotto principale largo mediamente 8/9m alto 7/8m per circa 40 metri, qui arriva solo una luce fioca e la presenza di fauna e flora è ridotta rispetto all’avangrotta e meno appariscente: sul fondo stazionano esemplari di Cerianti (Cerianthus membranaceus) e pallidi scorfani,gli anfratti delle pareti sono territorio di cicale (Sclyllarides latus), del gambero (Stenopus spinosus), in una fenditura prossima ad un piccolo sifone alcune piccole aragoste (Palinurus elephas) presidiano la tana di una grossa mostella (Phycis phycis). Effettuata una curva a sinistra, si procede in un tratto lungo 25 metri, qui si può incontrare un grosso esemplare di grongo (Conger conger) e addirittura un rarissimo riccio matita, un’altra curva a sinistra conduce in un ambiente che dopo qualche metro inizia a discendere; sulla sinistra in alto si apre un ampia parte subaerea, recentemente, insieme a Fabio Manos abbiamo esplorato e topografato il suggestivo tratto sovrastante.

· Una breve descrizione del Sifone Nero

Con l’ausilio di attrezzi specifici ci si arrampica sulle viscide pareti interne fino ad uno stretto laminatoio da qui, attraverso un minuscolo buco si accede ad una saletta che ospita un lago di acqua salmastra, sulla destra un ambiente più ampio porta ad un’altra parete da risalire, sempre in '’artificiale’’, con un’apertura sulla sommità; questa dà accesso ad un tunnel che, dopo circa 7 metri e attraverso un pavimento crollato, permette di entrare in una prima saletta di ampia 7x6 metri; dalla quale si diparte un piccolo condotto che può essere percorso solo per un breve tratto, quindi si prosegue sulla sinistra e a 3 metri d' altezza, sulla sommità di una bella colata si apre un varco di forma ellittica da cui si accede ad un altro piano che presenta una bella sala molto concrezionata di 10x10 metri. Stalattiti, stalagmiti e cortine di cannule ornano il soffitto, al di sotto di queste si striscia in un'altra parte dell'ambiente con il pavimento scabro e il soffitto riccamente concrezionato. Si ritorna oltre la cortina e ci si dirige dalla parte opposta, dove sulla sinistra si apre in basso un buco franoso che chiude quasi immediatamente e sulla destra una piccola salita porta in un’altra sala, più grande della precedente, nella parte principale di questa una grossa colonna sovrasta un piccolo laghetto che come quello sottostante è salmastro verosimilmente a causa dell'aria ricca di sale che è pompata su dal sifone. Tutt’ intorno è una selva di stalattiti ed eccentriche ritorte (anche con diverse volute) fino a chiudersi ad anello, l'umidità è massima; si prosegue oltre il laghetto in un cunicolo al di sotto di concrezioni a canna d'organo e, con il massimo della cautela si accede, strisciando, all'interno di un piccolo ambiente oltre alcune cannule; qui si può stare in piedi tra una bella colata e quello che assomiglia ad un grosso braciere con all'interno tantissime eccentriche, che si protendono in tutte le direzioni come fiammelle. Non essendoci prosecuzioni si ritorna nell'ampia sala del lago dove si trovano due grosse stalagmiti alte poco meno di un metro, sono asciutte e i pezzi sono isolati gli uni dagli altri, ma stanno su come un puzzle che combacia perfettamente; sono le uniche in tutta la grotta. Poco sulla destra ci si addentra in un basso passaggio che si dirama verso sinistra in una discesina fangosa e verso destra prosegue, in salita, fino a che soffitto e pavimento combaciano; poco prima si apre un cunicolo lungo 4 metri, alto1 e largo 1 quasi completamente allagato, ma questa volta l'acqua è dolce; si notano numerose vaschette e colonnine bianchissime come pure il pavimento, un attento esame della pozza evidenzia due esoscheletri di scorpione, piccolissime ossa concrezionate e un piccolo scheletro animale completo di cranio quasi totalmente inglobato nella bianca concrezione.
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A questo punto si ritorna nel sifone, ci s'immerge nuovamente, si prosegue lungo il tratto discendente; dopo aver lasciato sulla destra uno stretto cunicolo lungo circa 60 metri si entra in quella che è la “sala fonda”; la luce azzurra che entra dall’ingresso a –31, illuminando i massi sul fondo, rende lo scorcio magico; da qui si nota, sulla sinistra, il cunicolo che dopo 40 metri di percorso conduce alla sala da cui si era partiti.

In alto si può osservare un altro passaggio che conduce al cunicolo sovrastante ed ad un altro ingresso posto a –15 m. Dopo aver percorso il cunicolo basso, in prossimità dell’ingresso principale si nuota all’interno dell’apertura posta a –12 metri, una curva subito a destra e gradualmente, a piccoli balzi, si scende a –20 metri, dove s' incontra l’apertura comunicante con la sala inferiore notata prima. Si percorre uno stretto cunicolo a sinistra e si esce fuori dalla grotta attraverso un’apertura di 5x3 metri alla profondità di 15 metri; percorrendo la parete a sinistra in direzione di Cala dell’asino si attraversano suggestivi passaggi, in uno di questi si può osservare un bellissimo Riccio diadema (Centrostephanus longispinus), e alla fine ci si ritrova tra gli enormi massi da cui si è partiti.