La cavità è situata a Nord del golfo di Alghero; doppiato Capo Caccia si procede per circa 200m e proprio sotto quella che è chiamata P.ta dell’asino si aprono alcuni dei numerosi ingressi della grotta.
Scoperta nel ’57 da Musu e Solaini, due subacquei locali, è stata resa famosa da Falco e Novelli per il gran numero di colonie di corallo rosso (Corallium rubrum) scoperte e immediatamente asportate dai due sub negli anni ’60, leggende locali narrano di “quintali” d'oro rosso martellato via dalle pareti, sia vivo sia fossile; ancora oggi si possono notare numerosi frammenti sul fondo del tunnel principale. Qualche altra colonia di questo di celenterato sopravvive ancora occultata da passaggi quasi impercorribili, ma se ne può osservare agevolmente una in una nicchia nei pressi di uno degli ingressi che si apre verso sud. Successive esplorazioni da parte degli speleosub del Grup Espeleològic Alguerès, sia subacquee sia subaeree (all’interno dei sifoni), hanno portato lo sviluppo totale della cavità a oltre 400 metri. La sua ampiezza unita alla spettacolarità degli scorci che si godono all’interno, fa sì che questa grotta sia meta di centinaia di subacquei che, durante la stagione estiva, vengono accompagnati dai centri d’immersione disseminati lungo la costa algherese.

Considerate le enormi dimensioni di questa meraviglia sostanzialmente gli ingressi principali sono tre: uno si apre verso Sud poco prima di P.ta dell’asino ad una quota che varia dai –20 ai –7 metri con larghezze nell’ordine dei 14/18 metri; l’altro sbocca verso Ovest ,nella caletta formata dalla punta suddetta, ad una profondità che varia da –15 a –8 metri e largo 13metri; l’ultimo, ma non certo meno imponente, si trova nella cala successiva denominata “del Sommergibile”, è di forma ellittica ed è l’accesso profondo alla grotta; posto a –31 m ha un’altezza di 5 metri per13 metri di larghezza, una vera e propria “bocca” che si apre ai piedi della falesia che qualche decina di metri più avanti forma uno spettacolare canyon con lo scoglio del “Sommergibile”.
Si procede verso l’interno accedendo dal portale Ovest situato all’interno della Cala dell’asino, massi ciclopici rendono l’ingresso decisamente suggestivo oltre ad ospitare numerose specie di pesci come saraghi (Diplodus puntazzo ,Diplodus vulgaris e Diplodus sargus), corvine (Sciaena umbra),grossi scorfani (Scorpena porcus) e murene (Muraena helena)
Appena entrati, lo stacco che dalla luce porta alla penombra illuminata dalla torcia subacquea, ritarda di qualche secondo la sorpresa di trovarsi in un ambiente enorme (25x20x15m), dal fondo cosparso di massi e ciottoli; da qui ci si dirige verso destra in direzione della luce che penetra dall’entrata Sud ora visibile. Si percorrono circa 20 metri all’interno di un ampio tunnel lungo 35 metri diviso in due da un diaframma di roccia per circa la metà della sua lunghezza, poi si procede in verticale attraverso un ampio passaggio che porta nella parte superiore del condotto per giungere ad una grande finestra da cui stare affacciati e godere dello spettacolo di grossi pesci come dentici (Dentex dentex) e cernie (Epinephelus marginatus) che nuotano pigramente al di sotto dell' “osservatorio”. Ci si lascia scivolare verso il fondo e sulla sinistra si può osservare una nicchia con una bella colonia di corallo rosso. Rientrati all’interno della cavità attraverso alcuni tunnel secondari, e ritornati nella sala principale, guardando verso Est si notano delle aperture sulla sinistra: una a –12 metri l’altra a –16, si tratta di due passaggi che portano alla parte profonda della grotta. Si procede verso Est all’interno di quello che è il condotto principale largo mediamente 8/9m alto 7/8m per circa 40 metri, qui arriva solo una luce fioca e la presenza di fauna e flora è ridotta rispetto all’avangrotta e meno appariscente: sul fondo stazionano esemplari di Cerianti (Cerianthus membranaceus) e pallidi scorfani,gli anfratti delle pareti sono territorio di cicale (Sclyllarides latus), del gambero (Stenopus spinosus), in una fenditura prossima ad un piccolo sifone alcune piccole aragoste (Palinurus elephas) presidiano la tana di una grossa mostella (Phycis phycis). Effettuata una curva a sinistra, si procede in un tratto lungo 25 metri, qui si può incontrare un grosso esemplare di grongo (Conger conger) e addirittura un rarissimo riccio matita, un’altra curva a sinistra conduce in un ambiente che dopo qualche metro inizia a discendere; sulla sinistra in alto si apre un ampia parte subaerea, recentemente, insieme a Fabio Manos abbiamo esplorato e topografato il suggestivo tratto sovrastante.
· Una breve descrizione del Sifone Nero
Con l’ausilio di attrezzi specifici ci si arrampica sulle viscide pareti interne fino ad uno stretto laminatoio da qui, attraverso un minuscolo buco si accede ad una saletta che ospita un lago di acqua salmastra, sulla destra un ambiente più ampio porta ad un’altra parete da risalire, sempre in '’artificiale’’, con un’apertura sulla sommità; questa dà accesso ad un tunnel che, dopo circa 7 metri e attraverso un pavimento crollato,
permette di entrare in una prima saletta di ampia 7x6 metri; dalla quale si diparte un piccolo condotto che può essere percorso solo per un breve tratto, quindi si prosegue sulla sinistra e a 3 metri d' altezza, sulla sommità di una bella colata si apre un varco di forma ellittica da cui si accede ad un altro piano che presenta una bella sala molto concrezionata di 10x10 metri. Stalattiti, stalagmiti e cortine di cannule ornano il soffitto, al di sotto di queste si striscia in un'altra parte dell'ambiente con il pavimento scabro e il soffitto riccamente concrezionato. Si ritorna oltre la cortina e ci si dirige dalla parte opposta, dove sulla sinistra si apre in basso un buco franoso che chiude quasi immediatamente e sulla destra una piccola salita porta in un’altra sala, più grande della precedente, nella parte principale di questa una grossa colonna sovrasta un piccolo laghetto che come quello sottostante è salmastro verosimilmente a causa dell'aria ricca di sale che è pompata su dal sifone. Tutt’ intorno è una selva di stalattiti ed eccentriche ritorte (anche con diverse volute) fino a chiudersi ad anello, l'umidità è massima; si prosegue oltre il laghetto in un cunicolo al di sotto di concrezioni a canna d'organo e, con il massimo della cautela si accede, strisciando, all'interno di un piccolo ambiente oltre alcune cannule; qui si può stare in piedi tra una bella colata e quello che assomiglia ad un grosso braciere con all'interno tantissime eccentriche, che si protendono in tutte le direzioni come fiammelle. Non essendoci prosecuzioni si ritorna nell'ampia sala del lago dove si trovano due grosse stalagmiti alte poco meno di un metro, sono asciutte e i pezzi sono isolati gli uni dagli altri, ma stanno su come un puzzle che combacia perfettamente; sono le uniche in tutta la grotta. Poco sulla destra ci si addentra in un basso passaggio che si dirama verso sinistra in una discesina fangosa e verso destra prosegue, in salita, fino a che soffitto e pavimento combaciano; poco prima si apre un cunicolo lungo 4 metri, alto1 e largo 1 quasi completamente allagato, ma questa volta l'acqua è dolce; si notano numerose vaschette e
colonnine bianchissime come pure il pavimento, un attento esame della pozza evidenzia due esoscheletri di scorpione, piccolissime ossa concrezionate e un piccolo scheletro animale completo di cranio quasi totalmente inglobato nella bianca concrezione.·
A questo punto si ritorna nel sifone, ci s'immerge nuovamente, si prosegue lungo il tratto discendente; dopo aver lasciato sulla destra uno stretto cunicolo lungo circa 60 metri si entra in quella che è la “sala fonda”; la luce azzurra che entra dall’ingresso a –31, illuminando i massi sul fondo, rende lo scorcio magico; da qui si nota, sulla sinistra, il cunicolo che dopo 40 metri di percorso conduce alla sala da cui si era partiti.
In
alto si può osservare un altro passaggio che conduce al cunicolo sovrastante ed ad un altro ingresso posto a –15 m. Dopo aver percorso il cunicolo basso, in prossimità dell’ingresso principale si nuota all’interno dell’apertura posta a –12 metri, una curva subito a destra e gradualmente, a piccoli balzi, si scende a –20 metri, dove s' incontra l’apertura comunicante con la sala inferiore notata prima. Si percorre uno stretto cunicolo a sinistra e si esce fuori dalla grotta attraverso un’apertura di 5x3 metri alla profondità di 15 metri; percorrendo la parete a sinistra in direzione di Cala dell’asino si attraversano suggestivi passaggi, in uno di questi si può osservare un bellissimo Riccio diadema (Centrostephanus longispinus), e alla fine ci si ritrova tra gli enormi massi da cui si è partiti.
