- GROTTA VERDE (Gruta de Sant Elm).
L’ingresso della Grotta Verde è situato sul lato Est di Capo Caccia ad un’altezza di circa 90 metri sul livello del mare, è molto ampio, misurando circa 50 metri in larghezza e 15 in altezza, ha forma di ellissi allungata e inclinata verso il basso in direzione Nord .
La discesa alla grotta è semplice grazie ad una scalinata costruita qualche decina di anni fa, che a partire dalla strada soprastante,
conduce sino ad un cancello che impedisce l’ingresso ai visitatori a causa del vincolo archeologico e d’inagibilità che incombe sulla cavità. Anticamente vi si accedeva o dall’alto attraverso un sentiero o arrampicandosi partendo dalla spiaggetta che insiste al di sotto dell’imboccatura.
La Grotta dell’Altare ( di Sant’ Elmo) o Grotta Verde, sin dal secolo scorso fu oggetto di esplorazioni scientifiche; già il La Marmora vi entrò nella speranza di trovare un collegamento con la Grotta di Nettuno. La vicinanza di quest’ultima ha sempre alimentato leggende di collegamenti esistenti con la “sorella minore”, parliamo di leggende perché qualcuno giurava di essere passato diverse volte da una grotta all’altra.
Nel 1975 il Grup Espeleologic Algueres completò l’esplorazione del laghetto e di una parte del successivo salone semisommerso eseguendo il rilievo e recuperando materiale archeologico di estremo interesse.
Nell’Agosto del 1979, su incarico della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, il Centro Sperimentale di Archeologia sottomarina con l’ausilio dei volontari del GEA, eseguì uno scavo archeologico subacqueo nel laghetto cosiddetto “dei graffiti”(Lago Terminale). Vennero allestiti un campo base all’imboccatura della grotta e due piattaforme di lavoro sopra il laghetto; venne anche approntata una stazione di ricarica bombole e un impianto di illuminazione efficiente.
L’esito degli scavi permise di determinare che nel Neolitico Antico e Medio questa porzione di grotta venne utilizzata per le sepolture all’interno delle nicchie presenti, e inoltre di inquadrare la cultura della Grotta Verde nella seconda metà del quinto millennio a.C.
Qualche anno più tardi la cavità fu ripulita dal materiale utilizzato per lo scavo archeologico con l’aiuto dei gruppi della Federazione Speleologica Sarda.
Esplorazione Lago Terminale. http://www.youtube.com/watch?v=npXDL2cpdTk
L’attività del GEA all’interno del Lago Terminale è stata incentrata sul completamento del rilievo, esplorazione delle porzioni di grotta parzialmente conosciute(Speleologia Sarda - anno IV n°3, 1975) e quindi eventuali collegamenti, il campionamento di speleotemi e acqua e alla realizzazione di un video.
L’ingresso alla parte sommersa si effettua da un piccolo lago di acqua cristallina che ha una temperatura di circa 13 gradi; il fondo di questo, dopo un primo tratto in piano, scende verticale
fino alla profondità di – 9 metri. Dove si trova un basso passaggio che dà accesso a quella che è l’anticamera di un ampio salone. Proseguendo in direzione S s’incontra sulla sinistra un’ enorme formazione a pera, poco più avanti sulla destra una colonna unisce il fondo fangoso alla parte terminale del soffitto inclinato, qui si fonde con una grande colata bianchissima dove sono molto evidenti alcune spesse linee scure testimoni di antichi livelli marini.
A questo punto il salone si apre in tutta la sua grandezza, 40 metri di lunghezza, 20 di larghezza, 26 d’altezza più 13 metri oltre la superficie del lago soprastante ora ben visibile; il tutto ricchissimo di concrezioni.
Procedendo verso la parete di SE si nota una bella colonna che attraversa quasi tutta la verticale della sala; seguendo la parete e dopo aver attraversato uno spesso strato di acqua dolce, si emerge in un ambiente subaereo molto concrezionato lungo, alla base, 26 metri e largo poco meno di 8. Il soffitto è 13 metri più in alto; da qui e dalle pareti inclinate pendono numerose stalattiti, anche molto grandi, alcune di esse affondano oltre la superficie del lago sottostante per oltre due metri.
Ma la sorpresa più curiosa è costituita da un esilissimo “spaghetto” che scende dalla sommità del soffitto fino a pochi centimetri al di sopra dello specchio acqueo. Lungo il perimetro del lago si nota un basso passaggio di poco sotto il pelo dell’acqua, questo, durante la bassa marea diventa un gradino scivoloso e faticoso da superare; da qui si accede ad un ramo laterale composto da un cunicolo lungo quaranta metri con profondità massima di 9 metri, intervallato da qualche piccola sala con il pavimento crollato e costellata di colonnine e vaschette bianchissime, culmina in una fratturina impercorribile vicino alla superficie.
Ripercorrendo verso il basso la parete SE ci ritroviamo nella parte terminale del salone sommerso poco più avanti si trova un’alta stalagmite che funge da perno per la sagola al centro di una sorta di ampio bivio, a sinistra c’è la prosecuzione del salone appena percorso e a destra la parte più profonda della grotta.
La prosecuzione a sinistra, come altre parti della cavità, ha il fondo ingombrato da grandi lastroni ricoperti da uno spesso strato di limo, il soffitto è inclinato e caratterizzato da formazioni calcitiche di forma globulare e a “pannocchia” molto belle; percorsi circa 25 metri l’ampio passaggio si restringe riducendosi a un buco di 1x 1.5 metri che porta, dopo una svolta destra di 90°, ad un tratto ascendente, invaso da una frana, che culmina in una piccola bolla d’aria.
Si ritorna nei pressi della grossa stalagmite e si procede ora verso la parte fonda, anche qui i massi di frana sono dappertutto ma più piccoli di quelli visti precedentemente, dopo circa 30 metri si arriva in una saletta inclinata di 10x10 metri nella cui parte terminale è presente una stretta frattura orizzontale ci si ferma, tra il fango in sospensione, su alcuni massi a – 41; spostandosi di qualche metro sulla destra lungo quest’ultimi si può accedere, con un po’ di fatica, ad un breve tratto quasi verticale che chiude definitivamente a – 52 metri.
L’ingresso della Grotta Verde è situato sul lato Est di Capo Caccia ad un’altezza di circa 90 metri sul livello del mare, è molto ampio, misurando circa 50 metri in larghezza e 15 in altezza, ha forma di ellissi allungata e inclinata verso il basso in direzione Nord .
La discesa alla grotta è semplice grazie ad una scalinata costruita qualche decina di anni fa, che a partire dalla strada soprastante,
conduce sino ad un cancello che impedisce l’ingresso ai visitatori a causa del vincolo archeologico e d’inagibilità che incombe sulla cavità. Anticamente vi si accedeva o dall’alto attraverso un sentiero o arrampicandosi partendo dalla spiaggetta che insiste al di sotto dell’imboccatura.La Grotta dell’Altare ( di Sant’ Elmo) o Grotta Verde, sin dal secolo scorso fu oggetto di esplorazioni scientifiche; già il La Marmora vi entrò nella speranza di trovare un collegamento con la Grotta di Nettuno. La vicinanza di quest’ultima ha sempre alimentato leggende di collegamenti esistenti con la “sorella minore”, parliamo di leggende perché qualcuno giurava di essere passato diverse volte da una grotta all’altra.
Nel 1975 il Grup Espeleologic Algueres completò l’esplorazione del laghetto e di una parte del successivo salone semisommerso eseguendo il rilievo e recuperando materiale archeologico di estremo interesse.

Nell’Agosto del 1979, su incarico della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, il Centro Sperimentale di Archeologia sottomarina con l’ausilio dei volontari del GEA, eseguì uno scavo archeologico subacqueo nel laghetto cosiddetto “dei graffiti”(Lago Terminale). Vennero allestiti un campo base all’imboccatura della grotta e due piattaforme di lavoro sopra il laghetto; venne anche approntata una stazione di ricarica bombole e un impianto di illuminazione efficiente.
L’esito degli scavi permise di determinare che nel Neolitico Antico e Medio questa porzione di grotta venne utilizzata per le sepolture all’interno delle nicchie presenti, e inoltre di inquadrare la cultura della Grotta Verde nella seconda metà del quinto millennio a.C.
Qualche anno più tardi la cavità fu ripulita dal materiale utilizzato per lo scavo archeologico con l’aiuto dei gruppi della Federazione Speleologica Sarda.
Esplorazione Lago Terminale. http://www.youtube.com/watch?v=npXDL2cpdTk
L’attività del GEA all’interno del Lago Terminale è stata incentrata sul completamento del rilievo, esplorazione delle porzioni di grotta parzialmente conosciute(Speleologia Sarda - anno IV n°3, 1975) e quindi eventuali collegamenti, il campionamento di speleotemi e acqua e alla realizzazione di un video.
L’ingresso alla parte sommersa si effettua da un piccolo lago di acqua cristallina che ha una temperatura di circa 13 gradi; il fondo di questo, dopo un primo tratto in piano, scende verticale

fino alla profondità di – 9 metri. Dove si trova un basso passaggio che dà accesso a quella che è l’anticamera di un ampio salone. Proseguendo in direzione S s’incontra sulla sinistra un’ enorme formazione a pera, poco più avanti sulla destra una colonna unisce il fondo fangoso alla parte terminale del soffitto inclinato, qui si fonde con una grande colata bianchissima dove sono molto evidenti alcune spesse linee scure testimoni di antichi livelli marini.
A questo punto il salone si apre in tutta la sua grandezza, 40 metri di lunghezza, 20 di larghezza, 26 d’altezza più 13 metri oltre la superficie del lago soprastante ora ben visibile; il tutto ricchissimo di concrezioni.
Procedendo verso la parete di SE si nota una bella colonna che attraversa quasi tutta la verticale della sala; seguendo la parete e dopo aver attraversato uno spesso strato di acqua dolce, si emerge in un ambiente subaereo molto concrezionato lungo, alla base, 26 metri e largo poco meno di 8. Il soffitto è 13 metri più in alto; da qui e dalle pareti inclinate pendono numerose stalattiti, anche molto grandi, alcune di esse affondano oltre la superficie del lago sottostante per oltre due metri.

Ma la sorpresa più curiosa è costituita da un esilissimo “spaghetto” che scende dalla sommità del soffitto fino a pochi centimetri al di sopra dello specchio acqueo. Lungo il perimetro del lago si nota un basso passaggio di poco sotto il pelo dell’acqua, questo, durante la bassa marea diventa un gradino scivoloso e faticoso da superare; da qui si accede ad un ramo laterale composto da un cunicolo lungo quaranta metri con profondità massima di 9 metri, intervallato da qualche piccola sala con il pavimento crollato e costellata di colonnine e vaschette bianchissime, culmina in una fratturina impercorribile vicino alla superficie.
Ripercorrendo verso il basso la parete SE ci ritroviamo nella parte terminale del salone sommerso poco più avanti si trova un’alta stalagmite che funge da perno per la sagola al centro di una sorta di ampio bivio, a sinistra c’è la prosecuzione del salone appena percorso e a destra la parte più profonda della grotta.
La prosecuzione a sinistra, come altre parti della cavità, ha il fondo ingombrato da grandi lastroni ricoperti da uno spesso strato di limo, il soffitto è inclinato e caratterizzato da formazioni calcitiche di forma globulare e a “pannocchia” molto belle; percorsi circa 25 metri l’ampio passaggio si restringe riducendosi a un buco di 1x 1.5 metri che porta, dopo una svolta destra di 90°, ad un tratto ascendente, invaso da una frana, che culmina in una piccola bolla d’aria.

Si ritorna nei pressi della grossa stalagmite e si procede ora verso la parte fonda, anche qui i massi di frana sono dappertutto ma più piccoli di quelli visti precedentemente, dopo circa 30 metri si arriva in una saletta inclinata di 10x10 metri nella cui parte terminale è presente una stretta frattura orizzontale ci si ferma, tra il fango in sospensione, su alcuni massi a – 41; spostandosi di qualche metro sulla destra lungo quest’ultimi si può accedere, con un po’ di fatica, ad un breve tratto quasi verticale che chiude definitivamente a – 52 metri.
