venerdì 17 aprile 2009

Grotte sommerse anno zero (correva l'anno 1999..)



E’ noto che il complesso carsico di Capo Caccia e di Punta del Giglio presenta aspetti naturalistici, storici e paesaggistici di grande interesse, sia sopra che sotto il mare.
Libri, articoli, documentari e studi scientifici si sono succeduti negli anni, descrivendo molti degli aspetti interessanti di quest’area della Sardegna, ma senza peraltro esaurire l’argomento. Molti aspetti, quali ad esempio quelli legati all’esplorazione delle grotte sommerse presenti, sono ancora da completare.
Le più famose cavità subacquee che si sviluppano nelle falesie di Capo Caccia sono conosciute dagli anni cinquanta ed anzi sono state protagoniste delle prime immersioni subacquee con respiratore autonomo. Furono una sorta di palestra per i subacquei corallari che in quel periodo iniziavano la loro attività nei mari a nord e ad ovest della Sardegna.
Da allora vennero scoperte numerose cavità sommerse e alle più grandi si diedero nomi provenienti dalla mitologia classica: Nereo, Anfitrite, Galatea,…
Poi negli anni aumentò sempre più la frequentazione subacquea con il diffondersi dei centri di immersione che iniziarono ad utilizzarle per le escursioni subacquee sportive. Questi ambienti sono infatti la principale attrattiva del turismo subacqueo che frequenta la “Riviera del Corallo”.
Ognuna di queste grotte è in realtà una complessa pagina di geologia e di biologia. E ognuna racconta di come si sono formate e modificate in milioni di anni le rocce di Capo Caccia e di come sono servite da rifugio per molte specie marine durante le tormentate vicende del mar Mediterraneo. Basti pensare alla foca monaca che frequentava questi posti fino a poche decine di anni fa e di qui ancora rimangono resti, celati all’interno di alcune cavità.
A tutt’oggi in questi ambienti sommersi vive una fauna particolare ritrovabile solo a profondità decisamente superiori o solo in grotte consimili quali quelle presso Capo Palinuro lungo la costa salernitana o quelle francesi presso Marsiglia.
Ma le conoscenze di questi ambienti straordinari sono ancora scarse e non era ancora stato realizzato nemmeno un censimento esaustivo ed un lavoro sistematico di accatastamento.
Per questi motivi i subacquei del Grup Espeleològic Alguerès hanno intrapreso da alcuni anni l’opera di misurare, accatastare e descrivere in maniera sistematica tutte le cavità sommerse presenti lungo la costa calcarea di Alghero.
Le indagini scientifiche riguardano anche la fauna presente, in particolare alcuni rari pesci caratteristici di questi ambienti, e le spugne. Queste ultime possono dare, tra l’altro, molte informazioni indirette sulle caratteristiche idrodinamiche delle grotte. Un ulteriore obbiettivo di questo lavoro è anche quello di acquisire conoscenze per poter dare indicazioni utili sia per una corretta fruizione di questi ambienti sommersi da parte dei subacquei sportivi, sia per tutelare alcune specie in costante diminuzione quali la cernia, l’astice, il corallo rosso, la magnosa e la corvina.