Silvano non aveva tutti i torti, il pozzetto d'ingresso è veramente stretto con un'ulteriore
protuberanza, di pochissimi cm, a circa metà percorso che sembra messa lì apposta per farti pensare che non ci sarà una prossima volta. Questo fa si che l'unico sistema per entrare è: calare nel pozzo tutta l'attrezzatura necessaria per l'esplorazione più un ulteriore bombola da utilizzare solo per vestirsi, dopodichè s'inizia a scendere tenendo un braccio alzato sulla testa con in mano un bombolino da utilizzare solo per percorrere il pozzo. Il tutto si complica quando si è in più d'uno a dover fare l'esplorazione.Un aiuto non indifferente è dato da un narghilè da posizionare all'imboccatura del pertugio ma, natualmente, deve essere gestito da qualcuno( in dieci immersioni è capitato una sola volta) che rimane lì a filarlo e recuperarlo a dovere, sennò l'impiccagione è assicurata.
Questo compito è stato svolto egregiamente da Enrica Treguez, anche lei tosta speleosub di scuola francese e compagna di Silvano, che ha avuto la pazienza di aspettarci un ( con l'aiuto di un fumetto formato magnum) un bel pò da sola e al freddo. La francesina ha vacillato solo quando Silvano si è incastrato e ha impiegato circa 10 minuti per sfuggire alla presa della protuberanza bastarda menzionata prima per poi saltare fuori battendo l'indice sulla tempia e producendosi nell'eloquente gesto di mandarmi a quel paese.
Durante un immersione fatta nei giorni successivi dedicata all'esplorazione di un tratto ascendente la grotta ci ha regalato una pioggia di pietre e fango venuta giù da un camino posto nella parte terminale, un modo come un altro per suggerirmi che la grotta era finita; evento che, per fortuna, ha avuto come conseguenza solo un bello spavento e immediata ritirata "strategica".
Sulla via del ritorno ho potuto constatare che nella "Sala dei Nani", a circa metà grotta, la spaccatura intasata da pietre che attraversa la volta si è rivelata molto instabile, molto pericolosa.
Anche il laminatoio iniziale, prima del pozzo d'ingresso, dice la sua infatti risente in maniera incredibile del moto ondoso e grazie a una fenditura l'onda di ritorno subisce un'accelerazione che mette il subacqueo in una situazione tanto "fantozziana" quanto pericolosa, sbattendolo da tutte le parti insieme a bombole e ammenicoli vari.La grotta è molto bella e selettiva oltre che un'eccezione per quel tratto di costa algherese e non solo, anche se oggettivamente molto pericolosa per i passaggi e sopratutto l'instabilità.
Una breve descrizione
Ci s’infila in un basso passaggio (80 cm) e si percorre con difficoltà una sorta di "laminatoio" per una decina di metri, una lunga fessura sovrasta una conca perfettamente liscia, sul fondo di questa si trova l'apertura che da accesso alla grotta. Il primo tratto è rappresentato da un pozzo perfettamente circolare di 70 cm di diametro lievemente inclinato che, dopo 3,50 metri, immette nella
galleria sottostante di dimensioni decisamente più generose, alla profondità massima di -18 metri, nel primo tratto si rileva sul fondo la presenza di ciottoli prima e sabbia poi.
Si percorrono circa 70 metri toccando la profondità di -24 metri per risalire a -18m e quindi arrivare alla "Sala dei nani" il cui fondo è ricoperto da limo finissimo da cui affiorano alcuni denti calcarei.
La sala, larga 10 metri ed alta tre, è divisa da uno spesso diaframma verticale e presenta due diramazioni, la prima, dopo alcune decine di metri di percorso fangosissimo, termina con una fessura impraticabile. La seconda diramazione, in principio fangosa, raggiunge i -26 m e si divide: un cunicolo secondario, largo un metro e mezzo, risale sino a -21m per poi chiudere inesorabilmente, il ramo principale procede con una galleria inclinata che riacquista dimensioni ragionevoli e che, dopo un breve tratto, piega a destra dando accesso ad una sala, sottostante, a -37 invasa dal fango.
L'ambiente è lungo 22 metri e largo, nel suo punto massimo, 15 metri; superate con difficoltà alcune lame si percorre un cunicolo inclinato e, dopo un secco gradino, ci si trova all'interno di una saletta di 10x10 metri circa a 42 metri di profondità, caratterizzata da alcuni by-pass, da qui, percorrendo un piccolo camino sulla destra si ritorna alla sala soprastante. Proseguendo oltre la sala si accede ad una galleria in leggera salita, che dopo qualche decina di metri di percorso, piega decisamente verso l'alto, si arriva, in prossimità di alcuni blocchi, alla base di un grosso camino letteralmente tappato da massi, pietrisco e fango che iniziano a franare non appena vengono a contatto con le bolle dell'erogatore. Si ritorna indietro con visibilità zero.
galleria sottostante di dimensioni decisamente più generose, alla profondità massima di -18 metri, nel primo tratto si rileva sul fondo la presenza di ciottoli prima e sabbia poi.Si percorrono circa 70 metri toccando la profondità di -24 metri per risalire a -18m e quindi arrivare alla "Sala dei nani" il cui fondo è ricoperto da limo finissimo da cui affiorano alcuni denti calcarei.
La sala, larga 10 metri ed alta tre, è divisa da uno spesso diaframma verticale e presenta due diramazioni, la prima, dopo alcune decine di metri di percorso fangosissimo, termina con una fessura impraticabile. La seconda diramazione, in principio fangosa, raggiunge i -26 m e si divide: un cunicolo secondario, largo un metro e mezzo, risale sino a -21m per poi chiudere inesorabilmente, il ramo principale procede con una galleria inclinata che riacquista dimensioni ragionevoli e che, dopo un breve tratto, piega a destra dando accesso ad una sala, sottostante, a -37 invasa dal fango.
L'ambiente è lungo 22 metri e largo, nel suo punto massimo, 15 metri; superate con difficoltà alcune lame si percorre un cunicolo inclinato e, dopo un secco gradino, ci si trova all'interno di una saletta di 10x10 metri circa a 42 metri di profondità, caratterizzata da alcuni by-pass, da qui, percorrendo un piccolo camino sulla destra si ritorna alla sala soprastante. Proseguendo oltre la sala si accede ad una galleria in leggera salita, che dopo qualche decina di metri di percorso, piega decisamente verso l'alto, si arriva, in prossimità di alcuni blocchi, alla base di un grosso camino letteralmente tappato da massi, pietrisco e fango che iniziano a franare non appena vengono a contatto con le bolle dell'erogatore. Si ritorna indietro con visibilità zero.
